Presidente conte , caso gregoretti

Roma. L’indirizzo politico, quello di coinvolgere preventivamente l’Europa nella redistribuzione dei migranti soccorsi nel Mediterraneo, era condiviso dal governo ma le decisioni sugli sbarchi erano di competenza del ministero dell’Interno. E anche nel caso Gregoretti a decidere se e quando far scendere i 131 migranti a bordo della nave della Guardia costiera fu Matteo Salvini. Questa, in sintesi, la deposizione del premier Conte sentito questa mattina a Palazzo Chigi dal giudice di Catania Nunzio Sarpietro davanti al quale si svolge l’udienza preliminare che vede Matteo Salvini accusato di sequestro di persona.

Due ore e mezza di deposizione, alla presenza dello stesso Salvini, in cui il premier ha risposto a tutte le domande che gli sono state rivolte dal giudice e dagli avvocati di parte civile. E naturalmente anche a quelle dell’avvocato Giulia Bongiorno, legale di Salvini, che ha insistito per dimostrare l’assoluta condivisione da parte del governo di quello che stava accadendo.

“Il premier ha una posizione chiave. E’ l’unico che ci possa dare indicazioni fondamentali per l’eventuale rinvio a giudizio di Matteo Salvini”. Le parole pronunciate dal giudice Nunzio Sarpietro all’ingresso a Palazzo Chigi che spiegano meglio di ogni altra cosa l’importanza del passaggio romano dell’udienza preliminare del processo Gregoretti a carico del leader della Lega.

Ed è stato proprio il giudice, all’uscita da palazzo Chigi, a fare una sintesi della testimonianza di Conte che ha definito “molto collaborativo e profondo nelle risposte. Ottima testimonianza che mi ha chiarito molti elementi sulla politica di governo e sulla ricollocazione dei migranti”.

Il giudice ha chiarito che, se è vero che dalla documentazione acquisita al processo su richiesta del legale di Salvini, emerge l’indirizzo politico condiviso dal governo, è anche vero che “le responsabilità politiche e penali vanno distinte”. E i legali di parte civile hanno aggiunto che “il premier Conte ha chiarito che la decisione di assegnare alla Gregoretti il porto è stata presa esclusivamente da Salvini”.

In aula, a sentirlo, innanzitutto lui, Matteo Salvini, sul banco degli imputati per sequestro di persona aggravato e abuso d’ufficio, difeso dall’avvocato Giulia Bongiorno che, dopo le domande del giudice e delle parti civili che rappresentano alcuni dei migranti e Legambiente, ha interrogato Conte chiedendogli spiegazioni su una decina di mail partite da Palazzo Chigi in quei giorni, indirizzate agli ambasciatori italiani in Europa e agli altri primi ministri, proprio per sollecitare il meccanismo di solidarietà che l’Italia ha sempre sostenuto.

Mail e documentazione, tra cui alcune informative parlamentari, di cui l’avvocato Bongiorno ha ottenuto l’acquisizione e che dimostrano che le trattative per il reinsediamento dei migranti erano in capo a Palazzo Chigi. Oltre a un video, relativo alla conferenza stampa di fine 2019, in cui il premier dice chiaramente: “Prima i ricollocamenti, poi lo sbarco”

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